ALBERTO VIANI

Nasce a Quistello di Mantova nel 1906 e muore a Mestre nel 1989. Negli anni Trenta è assistente di Arturo Martini, che ne influenza lo stile del periodo giovanile (le opere sono andate distrutte, ma una mostra degli anni Novanta a Palazzo Te a Mantova ha esposto alcune fotografie di quei lavori) in direzione di un «primitivismo rivisitato con la concezione spaziale del cubismo. In sostanza, coniuga le ascendenze mediterranee arcaiche (etrusche e greche) con il neoclassicismo di Canova, la linearità di Brancusi, le forme organiche di Arp, il surrealismo di certe opere picassiane. “Le mie opere nascono sempre dalla coscienza di una cultura e dal dialogo passato-presente. Non so quello che devo agli antichi né quello che devo ai contemporanei… Le mie sculture le ho trovate in me stesso”, afferma. Nel 1947 eredita la cattedra di Scultura all’Accademia di Venezia dal suo maestro. Con il Fronte Nuovo delle Arti partecipa alla prima mostra presso la Galleria della Spiga a Milano, successivamente alla XXIV Biennale di Venezia (dove tornerà con regolarità dal 1948 in poi), sotto l’egida di Giuseppe Marchiori, e alla prima Quadriennale di Roma del dopoguerra (vi tornerà fino al 1986). Ormai lontano dalla pratica della modellazione con la creta di Martini, sceglie il corpo nudo, i torsi femminili, le forme organiche come banco di prova per sperimentare la volumetria e il suo dipanarsi nello spazio. Le sue materie sono la carta (per i numerosi disegni), il gesso, il bronzo, il marmo e i ferri. Nella seconda metà degli anni Quaranta giungono i primi riconoscimenti dall’estero: il Museum of Modern Art di New York acquista un suo Nudo in gesso, in occasione della mostra dedicata all’arte italiana; dal 1953 al 1973 è regolarmente invitato alla Biennale di Scultura al Parc du Middelheim di Anversa, nel 1955 partecipa alla prima edizione di Documenta a Kassel (poi ancora nel 1959). Nel ‘52 la Biennale di Venezia gli dedica una sala personale. Viani si distingue per la nettezza e levigatezza delle superfici delle sue sculture, per l’essenzialità assoluta dei suoi Nudi (del 1949 la celebre Cariatide), sviluppando poi più disinvolte articolazioni plastiche spaziali negli anni Sessanta e Settanta, dalle Chimere fino alle Bagnanti, per approdare infine agli essenzialissimi, astratti Nudi femminili dei primi Ottanta. Numerose le personali e le antologiche italiane che lo celebrano: a Padova, alla Biennale del Bronzetto del 1975; a Venezia, nel 1977, presso la Ca’ Pesaro; a Prato nel 1980; a Roma, Galleria La Nuova Pesa, nel 1989, a Venezia e Matera in occasione del centenario della sua nascita nel 2006.

Le opere di ALBERTO VIANI