ALIGI SASSU

Nasce a Milano nel 1912 e muore a Pollença (Spagna) nel 2000. Il padre Antonio è fondatore del partito socialista sardo e nel ’21 con la famiglia si trasferisce a Thiesi, in Sardegna, dove resta per tre anni: risale a questo periodo il contatto con i cavalli che torneranno nella sua opera come soggetto fondamentale. Rientrato a Milano, segue le produzioni futuriste, anche grazie all’amicizia di suo padre con Carlo Carrà. Abbandona la scuola a causa delle difficoltà economiche della famiglia e lavora come litografo alla Pressa. Studia nei corsi serali. Insieme al giovane Bruno Munari va a incontrare Marinetti all’Hotel Corso: gli porta i suoi disegni su Mafarka il futurista. Il contatto è proficuo: nel 1928, a soli 16 anni, Sassu viene invitato a mandare due opere alla Biennale di Venezia: Nudo plastico e l’Uomo che si abbevera alla sorgente. Ama in particolare Boccioni e, oltre confine, guarda a Picasso. Nel medesimo anno Sassu firma insieme a Munari il manifesto della pittura Dinamismo e riforma muscolare, inedito fino al 1977. Nel ‘29 si iscrive all’Accademia di Brera dove conosce Lucio Fontana (lavoreranno insieme, anni dopo, ad Albissola). Espone nelle mostre dedicate al Futurismo, in Italia e all’estero, ma in realtà condividerà di quel movimento più lo slancio giovanilistico che la ricerca formale. Inoltre lo allontana dai futuristi degli anni ’20, sostenitori del regime fascista, l’orientamento politico socialista. Esegue, in questi anni, numerose tempere, olii e disegni che costituiscono il ciclo degli Uomini rossi (1929-1933) e produce la serie dei Ciclisti: si tratta del periodo più fecondo e più alto della sua produzione, in cui spiccano l’esaltazione della giovinezza come condizione esistenziale, l’impiego del rosso come simbolo della passione e del sangue, l’abolizione delle ombre e del nero. A Parigi (1934) Sassu stringe rapporti con Magnelli, De Pisis, Léger, Campigli, nonché con il critico Lionello Venturi, tramite cui approfondirà la sua passione per i Primitivi quali Beato Angelico, Paolo Uccello, Mantegna. Sempre nel 1934 espone a Milano assieme a Giacomo Manzù e Luigi Grosso. Antifascista, viene arrestato nel ‘37 e rinchiuso nelle carceri di Milano, Roma e in Piemonte (a Fossano). Durante l’anno e mezzo di prigionia scrive e disegna (numerosi sono gli album di schizzi e appunti). Al ritorno a Milano (1938) è uno dei fondatori del periodico Corrente. Il critico Edoardo Persico, motore culturale del movimento, è per lui «un profeta. Avevo 18 anni quando conobbi Persico, e fu subito, per me un maestro e una guida, aveva il dono raro di individuare con cristallina chiarezza l’animo dei giovani, ci spingeva con passione a capire l’uomo e la realtà delle cose». Nel 1943 dipinge 58 acquarelli a commento dei Promessi Sposi (pubblicati in edizione di pregio nel 1983). Nel dopoguerra inizia a esporre in modo continuativo alle Biennali di Venezia e Quadriennali di Roma; a rassegne italiane in Argentina, Francia, Stati Uniti, Svezia, Inghilterra, Spagna, Cina (che visita nel 1956). Nel 1963 inaugura il suo nuovo studio a Cala S. Vicente nell’Isola di Majorca. All’inizio del decennio seguente, stabilitosi in Brianza (dal 1968), Sassu realizza le scene e i costumi della Cavalleria Rusticana all’Arena di Verona e dei Vespri Siciliani al Teatro Regio torinese, iniziando il suo rapporto col teatro lirico grazie all’amore con la cantante colombiana Maria Helenita Olivares. Esegue litografie e incisioni all’acquatinta (I cavalli innamorati) per un’edizione dell’Orlando Furioso. Viaggia molto, ma poi torna a vivere a Milano. Dal 1981 al 1986 dipinge 113 opere ispirate alla Divina Commedia. Tra le opere pubbliche dell’artista a Milano, si ricordano: il Monumento per la Guardia di Finanza in Piazza Tricolore (1985) e il Cavallo impennato di fronte all’Accademia di Brera. Tra le mostre più recenti, da citare l’antologica a Barcellona (Palau Robert), la personale a Tokyo (Gallery Universe), ambedue del 1989, e la retrospettiva di Palermo del 2010. Un nucleo di sue opere è conservato ai Musei Vaticani (gli è dedicata una sala nel Museo di Arte Sacra Contemporanea) e altre sono in numerose collezioni museali.

Le opere di ALIGI SASSU