LUIGI BARTOLINI

Nasce a Cupramontana nel 1892 e muore a Roma 1963. Fra i più importanti incisori italiani, insieme a Giorgio Morandi. Scrittore di molti romanzi e poeta prolifico è autore, fra gli altri, di Ladri di biciclette (1946) da cui Vittorio De Sica e Cesare Zavattini hanno tratto il film capolavoro del Neorealismo. Frequenta a Siena l’Istituto di Belle Arti, poi va a Roma dove segue le lezioni di italiano e storia dell’arte presso l’Università e a Firenze, per studiare disegno e anatomia, ma anche medicina. Conosce Campana e Soffici, ammira le incisioni di Rembrandt e di Fattori che lo influenzano nella stesura delle prime lastre. La prima guerra mondiale lo porta in Cirenaica, al ritorno gira l’Italia per insegnare (da Macerata a Sassari). Nel 1928 è alla Biennale di Venezia, nel ‘32 viene premiato alla Mostra dell’incisione italiana agli Uffizi con Morandi e Boccioni (alla memoria) e nel ‘35 la Quadriennale sceglie una sua opera come migliore acquaforte. Illustra numerose riviste (Il Bargello, L’Italia Letteraria, Il Tevere, Il Frontespizio, Il Selvaggio). Il fascismo mal sopporta la sua vena ironica e polemica e lo costringe al confino a Osimo, nonostante Bartolini non sia mai stato un militante né un avversario del regime. Tornato a Roma nel 1938, si afferma sempre di più come incisore e artista (la sua pittura verrà stimata soprattutto da Lionello Venturi), ma anche come scrittore prolifico. Infaticabile in tutto, si contano circa 1300 lastre della sua opera grafica. Che l’autore classifica in «maniera bionda», dove prevale un tratteggio luminoso, e quella «nera» (dopo il 1945), più vicina all’espressionismo e testimonianza dell’amore per Daumier. “Ho consumato più lastre di zinco io che non lo stagnaro fabbricatore di controcasse, di zinco, da morti”, dirà con la sua tipica verve scanzonata. Nel 2003, nella sua città natale, nelle Marche, si è tenuta un’ampia antologica con olii, acqueforti, incisioni.

Le opere di LUIGI BARTOLINI