REMO BRINDISI

Nasce a Roma nel 1918 e muore a Lido di Spina (Ferrara) nel 1996. Studia a Pescara e a L’Aquila, poi a Urbino e Roma. Il padre, scultore di opere lignee, ne avvia il percorso formativo, che si svolge al Centro Sperimentale di Scenografia di Roma e specialmente presso l’Istituto d’Arte di Urbino. Soggiorna più volte a Firenze, dove ha luogo la sua prima mostra personale (1941, Galleria Santa Trinita), a Parigi, Venezia, per poi stabilirsi a Milano dal 1946. L’anno dopo dà vita al “Gruppo di Linea” (tra i componenti anche Dova, Kodra e Meloni). Fin dalle prime prove è orientato verso forme anticlassiche, ricche di un cromatismo carico di valenza primordiale. La ricezione delle ricerche cubiste lo libera del tutto dalla rappresentazione oggettiva dell’immagine: pastori, madri, temi sacri, interpretazioni di una Venezia trasfigurante, sono allora spunto per esprimere un universale significato esistenziale primigenio mediante gli stravolgimenti delle proporzioni, allungate e bidimensionali, l’assenza di profondità e di qualsiasi accenno d’ambientazione prospettica. Le immagini, che parte della critica indirizza verso la “nuova figurazione”, denotano un linguaggio viscerale che trapassa senza mediazioni al fruitore. Nel 1954 espone alla Biennale di Venezia e nel 1955 allestisce una grande mostra antologica nella Villa Reale di Milano. Tra il 1958 e il 1959 realizza la serie di dipinti dedicati ai massacri e alle fucilazioni. Le tragedie della guerra sono tradotte in un’esasperata resa espressionista, con grumi di materia pittorica qualificante in modo visionario la figurazione: pur sempre mantenuta riconoscibile negli alti brani di pittura del ciclo Storia del fascismo (esposto nel 1961) che si pone originalmente nella congiuntura culturale dell’Italia di quel periodo, registrando aperture verso l’Informale. Si tratta di venti tele a olio di ampio formato (cm 180×200), altri quadri di dimensioni più piccole, disegni e incisioni: dove orrore, violenza e morte confluiscono in una narrazione allucinata e di grande valore morale. L’impegno religioso si cala, con le tele della più antica Via Crucis, nell’immanenza di un dramma prima umano che cristologico. Precisate in tal senso le proprie direttive stilistiche, esse perdurano senza sostanziali variazioni nei decenni successivi e le figure verticalizzate, le deformazioni morfologiche già tipiche del tardo Derain, mantengono intatta la tensione drammatica e la forza emotiva. Queste immagini toccanti animano l’importante mostra “Remo Brindisi e la nuova figurazione – Opere della Resistenza” a Milano, Palazzo ex Arengario (1984), dove sono esposte anche grafiche e incisioni (le prime risalgono al 1936). Gli anni successivi vedono la creazione di vasti cicli, tra cui quello dei Contestatori e degli Oppositori, che impegnano l’artista per interi decenni. Presidente della Triennale di Milano, invitato alle maggiori rassegne internazionali (al Cairo, San Paolo del Brasile, Parigi e altre), largamente presente in mostre personali e collettive, operoso come scenografo, Brindisi è una personalità culturalmente impositiva, cui si deve anche la creazione nel1973 dell’importante museo d’arte contemporanea che porta il suo nome, a Lido di Spina (Ferrara), racchiudente esempi dei massimi artisti italiani e internazionali.

Le opere di REMO BRINDISI