ENRICO CASTELLANI

Nasce nel 1930 a Castelmassa, in provincia di Rovigo, vive e lavora a Celleno (Viterbo).
Dopo gli studi a Bruxelles (pittura e scultura presso la Académie des Beaux Arts), si laurea in Architettura all’Ecole Nationale Supérieure nel 1956. Nel ‘57 si stabilisce a Milano e diviene esponente attivo della nuova scena artistica.
Esordi nell’Informale, stile che subito abbandona per fondare insieme all’amico Piero Manzoni (e con la collaborazione di Vincenzo Agnetti), nel settembre 1959, la rivista Azimuth che ha una forte valenza teorica e pubblica testi di intellettuali, opere di artisti come Jasper Johns, Robert Rauschenberg e Yves Klein e poesie di Sanguineti, Balestrini ed altri protagonisti,protraendosi nella sua ricerca di un’arte essenziale e concettuale fino agli anni Sessanta.
Il 1959 è cruciale: in dicembre la coppia Manzoni-Castellani dà vita a Milano alla galleria Azimut che, dopo otto mesi e un totale di tredici mostre, si chiuderà con l’evento “performativo” manzoniano Consumazione dell’arte Dinamica del pubblico . Divorare l’arte (21 luglio ‘60).
Sempre al ’59 risale l’opera Superficie nera: se l’uso del nero è un’aspirazione all’azzeramento del linguaggio comune a molti della sua generazione, nello stesso tempo l’artista trova una sua cifra personale. Supera i limiti tradizionali del quadro attraverso una serie di introflessioni ed estroflessioni ottenute con un sistema di spinte esercitate sulla tela da chiodi fissati a un particolare telaio preparato ad hoc(sagome di legno o metallo).
Al nero succederà poi il bianco con i suoi giochi di ombre e luci e la ripetizione seriale di ritmi compositivi. “Il bianco per me non è un colore, ma la sua assenza. Nei miei lavori tendo a essere il più oggettivo possibile. Le opere esistono per se stesse, non sono destinate a trasmettere alcun messaggio”. Le superfici in rilievo costituiscono, insieme ai “sacchi” di Burri,ai “tagli” di Fontana e agli “achrome” di Manzoni, una tra le elaborazioni linguistiche più rilevanti del periodo, anche in campo internazionale.
Nel ’61 espone con il gruppo Zero presso lo Stedelijk di Amsterdam. La poetica messa a punto in Germania, fra gli altri, da Gunther Uecker è ripartire dalla tabula rasa delle precedenti esperienze espressive, la direzione scelta è quella delle ricerche cinetiche-visuali.
Nel decennio dei Sessanta, realizza Superfici angolari, i Dittici, i Trittici e i Baldacchini. Il quadro diventa così un’installazione nel 1967, alla mostra di Foligno Lo spazio dell’immagine elabora un Ambiente bianco (riproposto anche nel 1970): il visitatore viene immerso in una pitturaa 360 gradi avvolto dalle quattro parete ricoperte dai monocromi. Numerose le mostre di rilevanza internazionale, fra le quali si ricordano la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1964, 1966 e 2003, a Documenta di Kassel nel 1968, a The responsive eye al MoMa di New York nel 1965, Identité Italienne Pompidou di Parigi, Biennale di San Paolo del Brasile (‘65).
Fra le personali, si segnalano quella del 1996 a Palazzo Fabroni di Pistoia, nel ’99 alla Galleria civica di Trento, alla Fondazione Prada di Milano nel 2001 e al Puskin di Mosca nel 2004.
Nel 2010 riceve il più alto riconoscimento nel campo delle arti il Praemium Imperiale (Nobel nel campo delle arti) dalla Japan Art. Nel 2012 espone in tandem con Günther Uecker alla Cà Pesaro di Venezia. Nello stesso anno, esce per Skira il catalogo ragionato delle sue opere con testi di Bruno Corà e Marco Meneguzzo.

Le opere di ENRICO CASTELLANI