GIORGIO DE CHIRICO

Nasce a Volos (Tessaglia) nel 1888, da un ingegnere siciliano e una nobildonna genovese, e muore a Roma nel 1978. Figura centrale del Novecento, padre della Metafisica, è stato pittore, scrittore e scenografo e con il fratello Alberto Savinio ha costituito una fondamentale coppia artistica. Fra il 1903 e il 1906 frequenta il Politecnico di Atene, ma alla morte del padre la famiglia lascia la Grecia e si trasferisce a Monaco. De Chirico è all’Accademia di Belle Arti e nei musei è affascinato da Böcklin e Max Klinger. Studia i filosofi dell’irrazionalismo, Nietzsche soprattutto. Il cocktail di visioni tratte da Nietzsche e poi dalle piazze di Firenze portano ai primi quadri della Metafisica, L’enigma di un oracolo e L’enigma di un pomeriggio d’autunno. “Cercavo di esprimere quel forte e misterioso sentimento che avevo scoperto nei libri di Nietzsche: la malinconia delle belle giornate d’autunno, di pomeriggio, nelle città italiane”. Nel ’12 a Parigi partecipa alla mostra del Salon d’Automne, poi al Salon des Indépendents. Stringe un sodalizio con Apollinaire, frequenta Picasso, Jacob, Derain, Braque, ma non è interessato alla ricerca dei cubisti. Tornato col fratello Savinio in Italia per la chiamata alle armi, va a Ferrara. Conosce Carlo Carrà (1917) nell’ospedale militare e poi Filippo de Pisis. Sono di questo periodo Ettore e Andromaca e Le Muse inquietanti. Lo colpiscono “certi aspetti di interni ferraresi, certe vetrine, certe botteghe, certe abitazioni, certi quartieri, come l’antico ghetto, ove si trovavano dei dolci e dei biscotti dalle forme oltremodo metafisiche e strane”. Atmosfere sospese, piazze deserte o abitate da manichini, spazi prospettici onirici, personaggi enigmatici, rovine di templi: nel 1919 espone questi nuovi soggetti alla Casa d’Arte di Bragaglia e i suoi “manichini” vengono stroncati da Roberto Longhi. Collabora assiduamente alla rivista di Mario Broglio Valori Plastici e in questi anni vive fra Firenze e Roma, preparando quel ritorno al classicismo dovuto allo studio degli antichi maestri e alle copie che esegue nei musei. Nel ’22 a Parigi ha una personale alla galleria Paul Guillame, presentato da Breton. È scenografo per i Balletti Svedesi e in seguito per i Balletti Russi (la danzatrice russa Raissa Gourievitch sarà la sua prima moglie, cui succederà Isabella Pakszwer). È immortalato nella fotografia di Man Ray con i Surrealisti, ma negli anni successivi il suo attestarsi su temi mediterranei, cavalli, paesaggi, gladiatori, porteranno alla rottura col gruppo. Nel ’30 pubblica il romanzo Hebdomeros. Inizia il ciclo dei Bagni misteriosi, espone col gruppo Novecento in Europa e in America, è alla Biennale di Venezia. Continua la sua attività di scenografo, partecipa alla Triennale di Milano (con il monumentale affresco La cultura italiana). A New York (1936) collabora a Vogue e Harper Bazaar’s e realizza decorazioni su commissioni private. Rientrato in Italia è a Milano, ma fugge a Parigi quando vengono emanate le leggi razziali. Negli anni Quaranta s’intensifica lo studio e i “d’après” sugli antichi (Tiziano e Rubens soprattutto), scrive testi autobiografici, lavora per il teatro. Dal ’47 stabilisce lo studio in piazza di Spagna, oggi Fondazione De Chirico, dove risiederà per il resto della vita. Comincia la lotta contro i falsi che circolano numerosi, anche a Parigi e persino alla Biennale. Organizza delle edizioni di “Antibiennale”, in polemica con tutta l’arte moderna. La ricerca è ora volta alla pittura barocca. Verso la fine degli anni Sessanta, produce sculture in bronzo, argentate e dorate. Sue opere figurano nelle collezioni pubbliche di tutto il mondo. Nel 1970 il Palazzo Reale di Milano gli dedica un’antologica. Nel 2008 alla GNAM si è tenuta la retrospettiva per il trentennale dalla morte. Nel 2011 personale a Castel del Monte e nel 2012 al Centre Saint Benin di Aosta.

Le opere di GIORGIO DE CHIRICO