FILIPPO DE PISIS

Nasce a Ferrara nel 1896 e muore a Milano nel 1956. Il suo vero nome è Luigi Filippo Tibertelli. Spirito versatile, è stato un pittore, scrittore e un appassionato di botanica: il suo erbario – cui molto devono i suoi celebri acquerelli di fiori e la sua sensibilità coloristica – era composto da 1200 pagine (poi donato all’università di Padova, è stato disperso e in parte ricostituito grazie ad una mostra a Milano nel 2012). Dopo studi con precettori privati e lezioni di disegno, si iscrive a Bologna alla facoltà di Lettere. Il primo ambito è letterario: tiene corrispondenze con Pascoli e il giovane D’Annunzio, scrive un diario e saggi. Nel 1916 l’incontro a Ferrara con i “militari” De Chirico e Savinio che segna il suo percorso artistico. Lui viene riformato per “nevrastenia”. Conosce anche Carrà e si dedica a scrivere saggi e articoli sia in difesa appassionata del Futurismo che della Metafisica. A Venezia, studia Tiziano, Tiepolo, Tintoretto. Intrattiene un epistolario con Ardengo Soffici e Tristan Tzara. Esce a Roma il primo numero della rivista Valori Plastici, con un articolo di De Pisis: Pensieri per una nuova arte: l’arte figurativa e l’arte plastica. Nel ’20 è a Roma (in quella che chiama “la camera delle meraviglie”) dove definisce il suo stile suggestionato dalla decadenza del Barocco e dalla forza di Caravaggio. La sua fase “metafisica” ha con un tocco di lirismo in più e una spazialità più aperta e atmosferica. Pubblica un romanzo autobiografico Il signor Luigi B. La Casa d’Arte Bragaglia organizza una personale con disegni e acquerelli che non riscuote grande successo. È ancora più un letterato che un pittore. Viaggia in Umbria – ammira Giotto e i Lorenzetti – e in Toscana, produce una intensa saggistica sull’arte. Il vero salto avviene con il trasferimento a Parigi nel 1925: vi resterà per quattordici anni, ammaliato dai dipinti degli Impressionisti e dei Fauves (Matissse, Manet, Corot), che reinterpreta con le sue rapide pennellate, con l’immediatezza della visione e con una materia rarefatta e malinconica. Dipinge nature morte, frutta, fiori, paesaggi urbani, nudi maschili, efebici e statuari. Nel ’26 De Chirico promuove la sua prima mostra parigina: ormai è uno degli Italiens à Paris più attivi. Invia due opere (Vitello squartato e Paesaggio del Cadore) alla II Mostra del Novecento italiano nel 1929, alla Permanente di Milano, partecipa anche alla mostra di pittura italiana alla Galerie Zac. Nel ’31 è presente alla Quadriennale. A Parigi, frequenta Picasso, Braque, Cocteau, Derain e Soutine, conosce Joyce e Svevo. Nel ’33 è a Londra di cui immortala alcuni scorci urbani. Alla Quadriennale del ’35 ha una sala con 19 opere. Torna a Londra, ospite di Virginia Bell, pittrice e sorella di Virginia Woolf. Il mercante Zwemmer organizza una sua personale che ha un grande successo. A Parigi, espone al Jeu de Paume. Di ritorno dalla Francia si trasferisce a Milano, fino al 1943 quando lascia la città in seguito ai bombardamenti. Si sposta a Venezia: gioca a fare il personaggio, girando per le calli in tenuta da “pittore”, con il cavalletto e il pappagallo Cocò sulla spalla. Nel ’44 è a Roma in una mostra organizzata da Palma Bucarelli alla GNAM con 15 opere. Continua intensa la sua produzione letteraria e le collaborazioni con vari editori sia come illustratore che scrittore. Nel ’47 espone a New York, l’anno dopo alla Biennale (dove è presente dagli anni Trenta e vi sarà fino al ’56, con una vasta retrospettiva). Si manifestano i primi sintomi della malattia nervosa che lo porterà a lunghe permanenze in clinica. Dal ’49, tranne brevi soggiorni fuori, è a Brugherio a Villa Fiorita, dove resterà fino alla morte. Nella serra, dipinge le sue ultime nature morte, cupe e dalla materia disfatta. Nel ’51 il Castello Estense di Ferrara ospita la sua prima antologica. Nel 2006 la città natale gli ha dedicato una retrospettiva, a 50 anni dalla scomparsa.

Le opere di FILIPPO DE PISIS