GIANNI DOVA

Nasce a Roma nel 1925, da madre tedesca (il nonno Carl von Rauchenstein, pittore, affrescò numerose chiese nel Tirolo e in Baviera) e padre commerciante in tessuti. Muore a Pisa nel 1991. Dopo aver studiato nel Collegio dei Gesuiti San Leone Magno, frequenta il liceo artistico a Milano (1939) dove la famiglia si è trasferita e si diploma nel 1945 all’Accademia di Brera, dopo aver seguito i corsi di Funi, Carpi, Carrà (come compagni ha Ajmone, Cavaliere, Cremonini, Crippa e Peverelli). In quegli anni è affascinato dagli artisti di Corrente – Birolli, Morlotti e Cassinari. Fuori dai confini nazionali, guarda con interesse alla fase post cubista di Picasso. È fra i firmatari nel ’46 del manifesto del Realismo oltre Guernica, tiene la sua prima personale alla Galleria del Cavallino di Venezia. Nel 1950 prende parte alla mostra del MAC con Vedova, Fontana, Crippa, Bertini e Soldati, distaccandosi dall’astrattismo geometrico e virando verso una gestualità più libera e una tattilità della materia. L’anno successivo, divenuto amico di Lucio Fontana, sottoscrive il manifesto dello Spazialismo. Gillo Dorfles, in una mostra al Milione di Milano, presenta la sua pittura definendola “nucleare” e “informale”. Nel ’53 Dova si stacca dal gruppo e dà vita a un’arte “embrionale”. Nel ’54 è alla Biennale di Venezia, poi si trasferisce a Parigi dove espone con Michel Tapiè. Nel ’56 apre uno studio a Anversa, in Belgio, stringe amicizia con Lam, Matta e Jorn. Le nuove suggestioni sono surrealiste, con una visionarietà vicina a quella di Max Ernst. Torna in Francia, ma viaggia moltissimo, esponendo le sue opere in tutto il mondo. Partecipa a Documenta Kassel e al Salon de Mai a Parigi. Gli anni Sessanta lo vedono fra i protagonisti del nuovo linguaggio artistico italiano, è ospite di collettive a Lima, New York, Amsterdam, Bruxelles. Nel 1964 il Palazzo Reale di Milano gli dedica una intera sala, nel ’66 ha una personale alla Biennale di Venezia. Un lungo soggiorno in Bretagna, nel 1968, farà virare la sua pittura verso nuovi soggetti: giardini, rocce, uccelli. “Sto in Bretagna. L’ho scelta perché cercavo una luce diversa dalla nostra, così colorata. Avevo bisogno di luce fredda tesa metallica, con lunghe ombre viola. Ho seguito gli itinerari degli impressionisti; di Gauguin che amo e di Picasso a Dinard. Mi sono trovato a volare in un mare di leggende, di magie, di sortilegi. I Dolmen e i Menir, in quegli spazi, mi sono apparsi come visioni folgoranti; immagini che sono diventate racconto. Mi lascio andare al flusso dell’oceano e nuoto come un cormorano a picco sulle dune”. Pittore, scultore, ceramista e incisore, Dova nell’ultimo ventennio della sua vita ha dato luogo a una serie di “paesaggi” interiori, di pura introspezione psicologica, abbandonando ogni naturalismo. Nel 1971, Colonia gli dedica una grande retrospettiva, il Palazzo dei Diamanti di Ferrara una monografica nel 1990, due anni dopo sarà la volta di Messina.

Le opere di GIANNI DOVA