FRANCO GENTILINI

Nasce a Faenza nel 1909 e muore a Roma nel 1981. Dopo aver lavorato come apprendista in una bottega di ebanista intagliatore, tra il 1921 e il 1925 si iscrive ai corsi serali della Scuola comunale “T. Minardi” di disegno e plastica per artigiani e contemporaneamente lavora come apprendista nella fabbrica di ceramiche Focaccia & Melandri, frequentando la Pinacoteca comunale e studiando la pittura antica. Successivamente incontra il pittore Giovanni Romagnoli, titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna: sarà lui ad indirizzarlo verso un lavoro in solitaria, prescindendo dall’Accademia. Nel 1927, diviene aiutante del pittore Mario Ortolani come decoratore, presso il quale ammira numerose riproduzioni degli impressionisti, di Cézanne, e dei Cubisti. Nel 1930, con l’amico Giuseppe Liverani, si reca a Parigi e vi rimane per circa un mese dove può osservare direttamente i dipinti impressionisti. Nello stesso anno è alla XVII Biennale di Venezia. Trasferitosi a Roma, frequenta il Caffè Aragno dove conosce artisti e letterati, tra i quali Cagli, Mucci, Falqui, Sinisgalli, de Libero, Ungaretti. Negli anni Quaranta affianca alla pittura una intensa produzione grafica e collabora alle riviste Primato e Documento. Stringe un sodalizio con il collezionista e mercante Carlo Cardazzo, tra i suoi principali promotori anche all’estero. Partecipa a numerose collettive (Alessandria d’Egitto, Washington, Santiago del Cile, Buenos Aires). Nel 1947 un soggiorno parigino fa sì che il suo linguaggio si rinnovi alla fonte delle avanguardie, dal cubismo al surrealismo chagalliano. L’anno successivo ha una prima personale al Naviglio di Milano. Usa come tecnica per disegno e pittura uno sfondo preparatorio in sabbia di fiume. Le figure ricorrenti delle sue opere sono cattedrali, paesaggi deformati, artisti di strada, donne, coppie di amanti, commensali ai tavoli, biciclette, animali, soprattutto gatti e leoni. I soggetti sono spesso rivisitati in maneria caricaturale. “Per quanto riguarda la coerenza della mia pittura ci giro intorno come un innamorato anche quando cerco nuovi temi, essi finiscono sempre col diventare variazioni di quell’unico tema che è il rapporto umano tra le cose e la creatività”. Gli anni cinquanta, dopo la prima personale alla Rive Gauche di Parigi (presentato da Guido Piovene) sono caratterizzati da una serie di mostre: espone in Europa, America, Sudamerica, fino al Giappone). È presente alla Biennale di Venezia con una sala personale nel 1966. In mostra vi sono anche dipinti ispirati alla storia Ippolita, scritta per l’occasione da Cesare Zavattini. È attivo come scenografo e costumista teatrale e illustratore per opere letterarie (La Metamorfosi di Kafka). Per il centenario della nascita (2009), si sono tenute le retrospettive al museo Pericle Fazzini di Assisi e presso il museo della Permanente di Milano

Le opere di FRANCO GENTILINI