LUCIANO MINGUZZI

Nasce a Bologna nel 1911 e muore a Milano nel 2004. Figlio di uno scultore, a 17 anni lascia le scuole tecniche per iscriversi all’Accademia di Belle Arti, intraprendendo così la strada di quello che definirà “un mestiere dalle mani di acciaio”. Nella prima metà degli anni Trenta segue i corsi di Ercole Drei (scultura) e Giorgio Morandi (incisione); all’Università frequenta le lezioni di Roberto Longhi. Nel 1934, con una borsa di studio, è a Parigi per due mesi. Al suo esordio alla Biennale di Venezia non viene accolto con favore (1934), ma riceve larghi consensi nelle successive edizioni (1936-1942; 1948-1952; 1956; 1960-1962). Riscuote critiche positive anche alla Quadriennale di Roma del 1935, sebbene in quella del 1939 la sua scultura Eva desta scandalo: è gravida e a grandezza naturale, viene rimossa dall’esposizione ma poi è collocata nello studio del segretario della Quadriennale e la critica la osanna. Rimedita sulla scultura antica e guarda all’ultimo Martini e a Marino Marini. La sua arte è incisiva e drammatica, caratterizzata da un segno guizzante, la materia che predilige è il bronzo. Insegna alla Scuola d’arte di Padova (1937) e alla Scuola di disegno per operai Gaetano Chierici a Reggio Emilia. Dal 1943, tornato a Bologna, è attivo nella Resistenza. Nel 1945 con Borgonzoni, Corsi, Ciangottini, Mandelli, Rossi forma un gruppo (poi denominato Cronache), il quale dà un grande impulso alla vita culturale, in stretto contatto con gli artisti di Corrente a Milano. Nel dopoguerra realizza per la sua città natale un monumento ai partigiani con due figure (un uomo e una donna): lo forgia con la fusione della statua equestre di Mussolini. Di nuovo a Parigi nel 1948, frequenta diversi artisti (Guttuso, Birolli, Giacometti e altri) e i suoi soggetti preferiti sono ora acrobati, contorsionisti e bambini che giocano. Nel 1949 tiene una mostra personale a Ginevra (Museo dell’Athénée). Molti i riconoscimenti ufficiali che gli sono assegnati nel corso degli anni (dal Gran Premio per la scultura alla Biennale veneziana, al terzo posto al concorso alla Tate di Londra fino a quello della Biennale internazionale a Budapest). Dal 1956 al 1975 insegna all’Accademia di Brera di Milano, dove si era trasferito nel 1951. Nel 1965 ottiene la nomina alla Sommerakademie di Salisburgo. Sono questi gli anni in cui i riferimenti palesi delle sue sculture rimandano alla tragedia della guerra e ai campi di concentramento. Tra le testimonianze scultoree si menzionano la quinta Porta del Duomo di Milano (inaugurata nel 1965); la Porta del Bene e del Male della Basilica di San Pietro in Vaticano (terminata nel 1977), il Monumento al carabiniere in Piazza Diaz a Milano (1981-1983), l’ambone e l’altar maggiore del Duomo di Brescia (1983), la Porta per la chiesa di San Fermo Maggiore a Verona (1984-1988), le porte per la chiesa Stella Maris a Porto Cervo (1988- 1989). Più recenti, Uomo n.1, e Uomo n. 2, (2000-2001). Nel 1996 è stato creato a Milano il Museo Minguzzi. Nel 2012 si è tenuta un’ampia retrospettiva sulla sua produzione presso la Fondazione del Monte di Bologna.

Le opere di LUCIANO MINGUZZI