MIMMO ROTELLA

Nato a Catanzaro nel 1918 e morto a Milano nel 2006, Mimmo Rotella può essere considerato come uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Trasferitosi a Roma nel 1945 per dedicarsi alla pittura – dopo un soggiorno americano nel 1951 e ‘52 – comincia a strappare piccole porzioni di manifesti dai muri della città, brandelli di materia che porta nel suo studio in via Principessa Clotilde, lanciando così il suo stile «decollagista», nato da «una intuizione Zen», come raccontava l’artista stesso. A capire per primo la sua rivoluzione artistica sarà il poeta e critico Emilio Villa che lo invita a esporre in un barcone sul Tevere, evento cui seguirà una mostra alla Galleria del Naviglio di Milano. «Al mio ritorno dagli Stati Uniti – dice Rotella – non volevo più dipingere. Scrivevo poemi fonetici. All’epoca, ascoltavo molto jazz e mi piaceva Dizzie Gillespie quando suonava il Bebop. Il mio atto di strappare i manifesti voleva dire alla gente: guardate che per le strade abbiamo dei magnifici musei, la segnaletica urbana è incomparabile. Il linguaggio più consono alla nostra epoca è quello pubblicitario».

Nella seconda metà degli anni Cinquanta si dedica al décollage figurativo, lacerando immagini e ricomponendo colori e forme. La sua è una improvvisazione visiva, un «imbrattare» i codici per cambiar loro il segno, la semantica, il messaggio. Controbatte, ad armi pari, ai linguaggi della comunicazione di massa che andavano propagandosi in quegli anni. Successivamente, inizia la serie di Cinecittà usando le locandine del cinema e scegliendo Marilyn Monroe come icona femminile (al MOCA di Los Angeles le sue vituperate Marilyn oggi sono finite vicino a quelle di Andy Warhol). Nel 1961 è invitato dal critico Pierre Restany ad aderire al gruppo del Nouveau Réalisme. Al 1963 risalgono le sue prime opere di Mec Art, riporti fotografici su tela, perlopiù di immagini prelevate dalla stampa popolare. Nel 1964 ha una personale alla Biennale di Venezia e tra il 1967 e il ‘73 avvia la sperimentazione degli Artypos, prove di stampa tipografiche riportate su tela. Negli anni Ottanta sarà la volta delle Sovrapitture, interventi cromatici su manifesti, fino ad arrivare ai Blanks, coperture totali e azzeramento di ogni figura. Il miglior ritratto dell’artista resta il film del regista Mimmo Calopresti, L’ora della lucertola, dove Rotella si confessa con grande ironia. A Catanzaro, è stata istituita la Casa della Memoria, con lavori recenti, décollage degli anni Cinquanta e Sessanta, documenti e ricordi della sua vita. Fra le mostre si segnalano quella del 1998 al Kunstverein di Stoccarda, la collettiva del 2007 al Grand Palais di Parigi dedicata al Nouveau Réalisme, la monografica al Marca di Catanzaro del 2008, mentre nel 2013 l’omaggio arriva dallo Studio Marconi ‘65 di Milano.

Le opere di MIMMO ROTELLA