Fusione

Un’opera di scultura realizzata con la tecnica della fusione a cera persa richiede una lunga elaborazione, una grande esperienza da parte dell’artista e un eccellente capacità del maestro fonditore.

Questa tecnica classica, conosciuta dal III secolo a.C., prevede la creazione di un modello di cera plasmato su un nucleo di argilla sorretto da un’armatura di ferro. Si ricopre il modello con della terra, la “forma”, opportunamente provvista di un sistema di canali e sfiatatoi per l’uscita della cera e del vapore durante la fusione, e l’opera così approntata viene posta nella fornace: il calore fa solidificare le due masse, quella del nucleo di argilla interno al modello e della forma esterna di terra, e fa altresì fondere la cera, che defluisce dai canali.

Nell’intercapedine lasciata libera dal defluire della cera si cola il metallo fuso ­– la “gettata” – che, raffreddato e indurito, liberato dal guscio esterno di argilla e svuotato della terra interna, costituisce la scultura finita, un esemplare unico e non riproducibile in quanto il modello viene distrutto durante la fusione (la cera cola via e la forma viene distrutta per estrarre la statua in metallo).

Con la più tarda tecnica della fusione a cera persa mediante calchi a tassello (oggi quasi sempre  sostituiti da forme in silicone) il modello viene conservato e ciò dà la possibilità di riprodurre in più esemplari (multipli) la creazione originaria dello scultore.

Dai calchi in silicone (in negativo rispetto al modello) si ricavano infatti sculture in cera e anima interna di terra, da impiegarsi nella fusione (durante la quale andranno perdute), lasciando intatto il modello originale. Queste cere, una volta liberate dai calchi di silicone e sostenute da barre di ferro, devono essere ritoccate dall’artista, il cui ruolo è fondamentale in questa delicata fase. Il momento successivo consiste nel predisporre la scultura in cera per la fusione, con canali che permettano l’entrata del metallo fuso e l’uscita dei vapori, nonché con l’apposizione di chiodi detti “distanziatori” che renderanno stabile l’anima di terra nel momento della colata del metallo, una volta fusa la cera. La statua così preparata viene ricoperta da un mantello di terra ove saranno previsti sfoghi per la fuoriuscita della cera sciolta dal calore. Uscita la cera si lascia essiccare completamente la forma e, predisposta la fornace con riempimento mediante materiale inerte (cocci, terra e altro), la lega metallica viene colata con il crogiuolo in un getto liquido, caldo e costante. La statua è così fusa; viene in seguito liberata dal mantello esterno e dalla terra di riempimento interna. Si presenta però tutt’altro che ultimata: deve essere rifinita, ritoccando eventuali difetti di fusione, tagliando i canali e asportando le creste di fusione con lo scalpello. La superficie, rugosa e piena di asperità, viene raschiata e levigata fino alla lucentezza del metallo; inoltre va patinata manualmente attraverso agenti chimici in soluzione acida, per corrosione. Infine, la scultura viene strofinata con cera d’ambra con un panno di lana per conferirle brillantezza.

 

 

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